PONTE SAN NICOLO’ – Dieci anni fa l’alluvione che mise in ginocchio il Veneto. Ripercorriamo con le immagini cosa accadde nella provincia di Padova segnata profondamente dagli allagamenti e dai danni provocati dall’acqua e dal fango || Ponte San Nicolò, Casalserugo, Bovolenta, Veggiano. L’acqua e il fango entrano nelle case tra il primo e il due novembre del 2010. Le piogge duravano da giorni, il vento di scirocco, il mare che non riusciva più a far defluire i fiumi, carichi anche delle neve sciolta in montagna. E così il Bacchiglione ruppe l’argine a Ponte San Nicolò allagando anche i vicini comuni di Maserà, Casalserugo e l’intera zona industriale di Bovolenta che per giorni divenne accessibile solo utilizzando delle imbarcazioni. Prima del Bacchiglione ruppe l’argine anche il Frassine nella bassa padovana a Saletto di Montagnana si riversarono in pochi istanti 23 milioni di metri cubi di acqua, molti abitanti furono costretti a trovare rifugio nella palestra comunale e nel patronato della parrocchia. Nella notte anche Tesina prima della confluenza con il Bacchiglione ruppe l’argine all’altezza di Veggiano dove case e scantinati vennero invasi dall’acqua che senza tregua si alzava. Centinaia e centinaia le famiglie sfollate. La provincia in ginocchio in più zone e anche la città di Padova colpita nella sua zona golenale. Il quartiere della Paltana come un imbuto venne invaso dall’acqua. L’impianto sportivo della Padovanuoto si riempì del fango portato con forza dal Bacchiglione. Dieci anni dopo di quei giorni restano le immagini indelebili, i racconti dei cittadini colpiti, il rumore delle idrovore che pompavano l’acqua fuori dalle case. Resta un territorio che è riuscito a cancellare i segni visibili di quei giorni, ma che nell’animo è rimasto profondamente ferito. (Servizio di Valentina Visentin)


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