MONSELICE – Resta alta la preoccupazione dei cittadini per l’ospedale covid di Schiavonia. Una serie di richieste è stata sottoscritta dal comitato dei sindaci del distretto 5 Padova Sud e sarà discussa in tutti i consigli comunali. || Faccia a faccia tra i sindaci, la regione, il direttore generale dell’Ulss Euganea. La salute dei cittadini non covid e il futuro del polo di Schiavonia restano una preoccupazione molto alta come spiega Giorgia Bedin, sindaco di Monselice e presidente del comitato dei sindaci del distretto 5 Padova Sud: «Diversamente da quanto avvenuto in primavera, alcuni reparti sono aperti e quindi chiediamo che, nonostante l’acutizzarsi della fase, questi reparti restino tali». Non solo. Monselice o Montagnana sono molto lontani da Cittadella, un viaggio per i cittadini della Bassa che chiedono di poter prenotare alcune prestazioni negli ospedali, più vicini, del veronese o del vicentino. «Abbiamo chiesto al direttore generale dell’Ulss6 Domenico Scibetta – continua Giorgia Bedin – di interfacciarsi con i direttori delle altre Ulss: le possibilità dovrebbero essere buone». Chiedono anche che il pronto soccorso torni a essere tale, attualmente è un punto di primo intervento e garantisce la partenza delle ambulanze ma non le cure successive, il potenziamento delle cure domiciliari, la riprogrammazione, a emergenza finita, delle prestazioni cancellate. Buone le aperture da parte di regione e Ulss ma l’incertezza, frutto di questo delicatissimo momento, resta. Guardando al futuro, i sindaci sperano che, al termine dell’emergenza, l’ospedale di Schiavonia, inevitabilmente depauperato, goda di un piano di riqualificazione per la sanità della Bassa Padovana. – Intervistati GIORGIA BEDIN (Sindaco di Monselice) (Servizio di Chiara Gaiani)


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