18/03/2021 PADOVA – La paura e l’ansia per il covid ha spinto molti a rifugiarsi nel cibo, soprattutto i più giovani. L’ordine degli psicologi del veneto consiglia i genitori “attenti ai campanelli d’allarme, con i disturbi alimentari i giovani comunicano la loro disperazione” || Il cibo da sempre è considerato un bene rifugio, spiegano gli psicologi. Con il cibo si sviluppa un rapporto affettivo, ma in molti casi può essere conflittuale e purtroppo la pandemia tra i suoi mille effetti negativi ha avuto un ruolo pesante nel accentuare la manifestazione dei disturbi alimentari. Lo stress e l’ansia per questa situazione, il lockdown e ora ancora la zona rossa hanno portato molti a rifugiarsi nel cibo oppure ad evitarlo. Ma la pandemia ha esasperato situazioni già fragili. La corsa ai supermercati per riempire le dispense durante il lockdown, la convivenza forzata, per i ragazzi la dad e i lunghi periodi in casa senza valvole di sfogo hanno rappresentato un momento cruciale in cui spesso il rapporto con il cibo si è compromesso. Secondo l’istituto superiore di sanità i disturbi alimentari come anoressia e bulimia sono aumentati dal 30 al 36% nell’ultimo anno e si abbassa la fascia d’età interessata.E non solo le donne ad essere colpite. – Intervistati MARISA GALBUSSERA (Ordine degli Psicologi del Veneto) (Servizio di Valentina Visentin)


videoid(r85y2EXvPyA)finevideoid-categoria(servizio_tg)finecategoria