18/05/2021 PADOVA – Si è trasformato in una vittima delle persone che pensava di aiutare il prete padovano don Albino Bizzotto, fondatore dell’associazione Beati Costruttori di Pace. In circa due anni ha consegnato a un gruppo di nomadi 370.000 euro dietro a ricatti e bugie. Alla fine, esausto, si è rivolto alla Guardia di Finanza che ha fermato undici persone. || 14.000 telefonate da luglio 2018 a luglio 2020, 370.000 euro consegnati in svariate tranche come ricariche telefoniche o consegna di somme di denaro: mille, duemila, quindicimila euro. Un periodo difficile per don Albino Bizzotto, 82 anni, il prete padovano degli ultimi fondatore e per anni presidente dell’associazione Beati Costruttori di Pace, in prima linea nella difesa dei diritti di chi è dimenticato da tutti, istituzioni comprese, come quei nomadi finiti in queste ore al centro delle cronache. All’alba l’operazione della guardia di finanza del gruppo di Padova. Settanta militari delle fiamme gialle sono entrati nei campi sinti di Cadoneghe e Vigonza nel padovano, di Santa Maria di Sala nel veneziano, di Montecchio Maggiore nel vicentino. Undici le persone raggiunte da ordinanze di custodia cautelare, sei delle quali, tutte sui trent’anni, finite in carcere. Per il gruppo le accuse parlano di circonvenzione di incapace e tentata estorsione ai danni dell’anziano sacerdote. Due anni di ricatti e bugie, così la guardia di finanza coordinata dal pm padovano Giorgio Falcone, che attraverso una delicata indagine ha ricostruito quanto accaduto. Al sacerdote il gruppo di sinti chiedeva soldi e ricariche telefoniche raccontando storie, spesso di fantasia, relative a incidenti,vicissitudini giudiziarie, disgrazie. Don Albino Bizzotto che ha consacrato la sua vita agli ultimi della loro buona fede non aveva mai dubitato fino a scoprire l’amara verità: bugie dietro ai racconti, minacce di atti di autolesionismo o denuncia in due episodi circostanziati. Il sacerdote a quel punto si è rivolto alla guardia di finanza a cui avrebbe presentato un esposto. Da qui le indagini e l’operazione scattata all’alba: per sei persone, coinvolte nel reato di tentata estorsione, sono scattati gli arresti, per quattro l’obbligo di dimora al di fuori del Veneto, una persona è stata sottoposta all’obbligo di firma. Chiusa in queste ore la sede dell’associazione dove per ora si preferisce non p (Servizio di Chiara Gaiani)


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