17/10/2023 PADOVA – E’ ricoverato nel reparto di pediatria dell’ospedale di Padova un bambino di nove anni che vive con la famiglia nel Piovese. Il piccolo sarebbe stato picchiato per alcuni mesi dal patrigno di origine moldava ed è indagato dalla procura di Padova per maltrattamenti in famiglia e lesioni volontarie. || Protetto e curato dai sanitari e seguito da una neuropsichiatra infantile, è ricoverato da una settimana un bambino di nove anni originario del Piovese. Nel reparto di Pediatria dell’ospedale di Padova era arrivato con evidenti segni di percosse e frustate su più parti del corpo e malnutrito. Un dramma scoppiato una settimana fa quando le maestre vedono il piccolo arrivare a scuola con botte sul viso e sulle braccia, un ematoma all’addome e incapace, tanto è il dolore, di sedersi. Non è la prima volta che accade e le insegnanti decidono di agire. Immediata la segnalazione al 118. Scatta subito anche la segnalazione alla procura di Padova come sempre avviene per fatti di tale gravità. Alle maestre il bambino ha raccontato di essere stato picchiato dal compagno della mamma, per non aver obbedito ai suoi ordini. Un racconto che combacerebbe con le lesioni riscontrate sul suo corpo martoriato documentate dai sanitari e ritenute incompatibili con cadute accidentali e frutto di “percosse con cinghia o corpi contundenti”, il sospetto è che possa essere stato picchiato con cavi elettrici e poi con calci e pugni. Il pm Sergio Dini apre un fascicolo. A testimoniare viene chiamata la mamma che agli investigatori avrebbe ribadito che il bambino si è fatto male da solo. Nel frattempo viene iscritto nel registro degli indagati con l’accusa di maltrattamenti in famiglia e lesioni volontarie il patrigno, un moldavo di 39 anni raggiunto da un provvedimento di divieto di dimora nel comune di residenza del bambino e di allontanamento dalla casa familiare con il divieto assoluto di avvicinare la vittima e i luoghi frequentati senza autorizzazione del giudice. In ospedale nel frattempo il bambino è stato preso in carico dal reparto che sta seguendo la vicenda in stretto contatto con i servizi sociali e la costante presenza di personale esperto. Qui per ora non è ammessa neppure la mamma se non in modo protetto. (Servizio di Chiara Gaiani)


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