29/01/2026 PADOVA – Tremila agricoltori da tutto il Veneto a Padova per chiedere regole e reciprocità in Europa e chiedere la modifica del codice doganale e dire stop all’inganno in etichetta || Prodotti stranieri, spesso importati da fuori Europa e di bassa qualità, vengono italianizzati grazie a lavorazioni minime per essere poi esportati all’estero come Made in Italy. Ci sono carciofi egiziani che in Italia diventano sottoaceto o la cagliata ucraina che diventa mozzarella o i petti di pollo che arrivano dal Sudamerica. Eccoli esposti alcuni dei più grandi inganni del codice doganale. La tappa padovana del tour nazionale di Coldiretti ha riunito oltre 3000 agricoltori da tutto il Veneto per chiedere l’abolizione della norma che consente di italianizzare prodotti stranieri.In Italia c’è l’obbligo dell’etichetta di origine che consente al consumatore di conoscere la provenienza, ma questo non in Europa dove la mozzarella può essere fatta con latte tedesco, polacco o di caglia ucraina appunto e poi venduta come Made in Italy, così come la pasta fatta con il grando canadese glifosfato. Questa cattiva pratica consentita all’Europa così come i falsi prodotti italiani, ma che sono cosidetti “sound of italy” cioè che richiamano nel nome un prodotto italiano all’estero hanno raggiunto la cifra record di 120 miliardi di euro, colpendo, le specialità italiane soprattutto quelle dop. In testa ai più taroccati alcune dop del Veneto come il Grana Padono e l’Asiago e poi salumi, olio e conserve. – Intervistati ETTORE PRANDINI (Presidente Coldiretti Nazionale), CARLO SALVAN (Presidente Coldiretti Veneto) (Servizio di Valentina Visentin)


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