26/08/2026 PADOVA – Pubblicato in una delle più prestigiose riviste mediche internazionali il risultato di sei anni di trapianti di rene effettuati a Padova, secondo un protocollo applicato per la prima volta al mondo, e ora esteso in tutta Italia. || L’idea è semplice, ma rivoluzionaria. E per la prima volta al mondo integra la donazione del rene da una persona vivente con quella del donatore morto. Si utilizza infatti un rene da donatore deceduto per avviare una catena di trapianti tra coppie donatore-ricevente che sono incompatibili, facendo sì che l’ultimo rene proveniente da una persona vivente della catena venga restituito alla lista d’attesa. I risultati parlano chiaro: 34 catene attivate, e questi scambi incrociati hanno consentito di realizzare 84 trapianti di rene, con una media di due trapianti e mezzo per ogni catena avviata, con effetti a lungo termine molto positivi. Un’idea che è nata da Lucrezia Furian, direttore dell’Unità di Trapianti di Rene e Pancreas dell’Azienda Ospedale Università di Padova, estesa poi a livello nazionale in molti altri centri italiani di trapianti. L’analisi è la prima al mondo, e dimostra come un’innovazione nata a Padova ha potuto, attraverso la collaborazione tra altri centri, allargare le possibilità di trapianto, specie per i pazienti con situazioni più complesse pr motivi immunologici e per i quali la ricerca di un organo compatibile è molto difficile. (Servizio di Federico Fusetti)


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